NANDO FARA, ARTISTA AUTODIDATTA, E LA SUA ONIRICA ARTE NELL’UNIVERSO IN MOVIMENTO


Moschea blu

‘La pittura è una professione da cieco: uno non dipinge ciò che vede, ma ciò che sente’, disse il grande Pablo Picasso.

È intuizione, sentimento, passione, impressa su tela, è creatività che nasce nell’animo e si trasforma in arte attraverso linee di colori, immagini, soggetti.

È qualcosa di straordinario che nasce dentro di sé ed esplode all’improvviso, generando la meraviglia e lo stupore.

Genialità che hanno una complessità creativa unica, come quella che esprime Nando Fara, artista romano autodidatta, che riesce ad imprimere su un semplice supporto, tutta la sua fervida immaginazione, la sua profondità d’animo, creando dal nulla un qualcosa di straordinariamente unico, che cattura lo sguardo dello spettatore, lo afferra e lo trascina in un mondo parallelo, onirico, un mondo che sa sovvertire e sconvolgere regole e dettami, in modo del tutto originale.

“La passione per l’arte – rivela Nando Fara – l’ho sempre avuta, sin da bambino. Una passione per il disegno, per la pittura che esprimeva il mio sentire, e che ho sempre coltivato come un hobby. Non c’è una vera scuola dietro, un corso, uno studio, ma un’applicazione continua da autodidatta, che mi ha spinto a sperimentare, a spingermi oltre i miei limiti, ad approfondire tecniche e stili, tracciando così la mia personalissima strada artistica”.

Una pittura che lo stesso Nando definisce “nello spazio”, perché è nello spazio, nell’universo che si genera, trova la sua fonte d’ispirazione e là trova la sua massima espressione.

“In essa – afferma l’artista – c’è la mia profonda passione per l’universo, la curiosità per il mondo in cui viviamo, un mondo che è in continuo movimento, anche se stiamo fisicamente fermi, e quest’idea del viaggio continuo cerco di riproporla, poi, con il mio linguaggio artistico, nei miei lavori”.

Opere artistiche che esprimono un vivo e pieno astrattismo concettuale, dove l’idea dell’universo, la sua raffigurazione, la sua rappresentazione, viene definita dall’uso sapiente dei chiaroscuri, dei bianchi e dei neri, degli opposti che servono a lasciare nello spettatore un senso di indefinito, nel quale ognuno può riscoprire la propria personalissima idea di universo.

“I miei lavori artistici – sottolinea Nando Fara – nascono quasi di getto, da intuizione, da una immagine, da un sentimento, non sono opere che nascono mai, dopo una attenta elaborazione artistica. Lo stesso uso dei chiaroscuri è utile a lasciare un alone di indefinito alle stesse, affinché ognuno, guardandole, possa leggerci il proprio mondo, dargli la propria liberissima interpretazione, seguendo ciò che il mio lavoro ispira nello spettatore. I colori, invece, li uso poco e attentamente, privilegiando i primari, perché essi danno maggiori definizioni, conducono ad una sola idea artistica, togliendo la magia dell’indefininito”.

Un pensiero, questo di Nando Fara, che ricorda molto ciò che disse lo scrittore statunitense Jules Feiffer, quando affermò che ‘gli artisti possono colorare il cielo di rosso perché sanno che

è blu. Quelli di noi che non sono artisti devono colorare le cose come realmente sono’, e, in ciò c’è tutta la genialità artistica di Nando.

Ma la sua sorprendente arte non si limita al concetto espresso, ma anche allo stesso modo di espressione.

Opere che difficilmente trovano supporto creativo nelle tele, quanto piuttosto su legno o addirittura su delle lamiere.

“Io non mi sento un pittore, quanto un vero artigiano – afferma l’artista – amo il lavoro manuale, amo sentire la materia tra le mie mani, mi piace lavorare su supporti non convenzionali, perché mi riescono a dare meglio la possibilità di esprimere tutta la mia passione artistica”.

E c’è un’altra caratteristica nell’arte espressa da Nando Fara, che lo rende straordinariamente unico: l’utilizzo di pietruzze di vetro, scarti materiali che lui conosce benissimo, vista la sua attività di vetraio, e che nelle sue opere trovano nuova vita, perché da soli danno spessore tridimensionale ai suoi sogni onirici espressi in pittura, danno volume e definizione creativa, e diventano punti che catturano la luce, dando vigore e forza all’idea concettuale che Nando Fara sta rappresentando.

Un’arte materica, un’arte estremamente sensibile, un’arte che diventa fonte di profonda riflessione nello spettatore, che naufraga quasi, nel sogno raffigurato dal pittore, si perde in esso, inseguendo i tantissimi punti di luce riflessi dalle pietruzze di vetro, e in esso viaggia, spinto dal movimento artistico che Nando imprime nelle sue opere.

Un artista innovativo, geniale e creativo, che da soli pochi anni ha trasformato il suo hobby in una vera professione, generando tantissime opere, con la sola voglia di farsi conoscere, di far conoscere la sua arte, i suoi sentimenti, la sua passione viva e creativa.

“Ho voglia solo di far volare libera, la mia arte – afferma Nando Fara – in tanti, all’inizio, mi hanno ostacolato, perché non credevano nelle mie potenzialità; oggi ho maggiori convinzioni, maggiori sicurezze e punto solamente ad esprimere me stesso, di crescere artisticamente, di migliorarmi, affinando stile e tecniche, ma sempre da autodidatta, senza farmi influenzare da nessun maestro in particolare”.

Perché come disse Vincent Van Gogh, ‘sogno di dipingere e poi dipingo il mio sogno’, e Nando Fara, con le sue opere ci lascerà immergere nei suoi sogni in movimento.

Raffaele Zoppo

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